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lillo morreale

ho conosciuto lillo in un pomeriggio di marzo pre-lockdown.

ci siamo incrociati alla fine di una riunione, ci siamo trovati per una serie di motivazioni - che io lego al ricordo della mia famiglia musicale e al sud da cui entrambi proveniamo - e abbiamo iniziato a lavorare insieme a un nuovo progetto performativo: habitans, una produzione by rapso.

dietro a quel ragazzo silenzioso e molto attento c'è un polistrumentista laureato in chimica che, con un'umiltà più unica che rara, ti racconta di essere stato candidato, con le sue musiche da film, al david di donatello come se ti raccontasse di quella volta che ha superato la linea degli scogli col padre a 7 anni. con emozione, compostezza e grande predisposizione all'ascolto.

senza se e senza ma, per me lillo si può presentare "semplicemente" così: con un video che lo vede musicare live - con chitarra, violino, elettronica e live looping in ableton - il capolavoro del cinema muto metropolis, diretto da fritz lang nel 1927 e con la frase mantra - tratta dalla sua intervista - "ascoltare. ballare. cercare".




















 

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il dietro le quinte con lillo morreale

1. dicci chi sei in 15 parole

sono lillo, faccio finta di fare l’artista, suono un sacco di strumenti, ma tutti male.

2. il tuo lavoro: cosa come e perché

mi occupo di tante cose nel campo della musica: dalla scrittura alla produzione, fino agli aspetti
un po’ più tecnici come il missaggio e il mastering.

 

posso però affermare con certezza che le due linee creative che mi interessano di più e alle quali do la massima priorità in termini di esplorazione artistica sono la musica per il cinema e il fare musica nel modo “tradizionale”
del termine, cioè scrivere canzoni e suonarle con una band o con altri musicisti.


lo faccio perché non potrei fare altrimenti, se proprio voglio pensare alla musica come un lavoro lo faccio perché impegna gran parte delle mie giornate e perché (ogni tanto) ci prendo qualche soldo, ma la verità è che lo farei anche se stessi morendo di freddo e di fame. è uno stimolo primordiale del quale non posso, e non voglio, liberarmi e quando mi è capitato di doverlo fare forzatamente per qualche mese o anno sono stato malissimo.

3. la tua prima volta

ce ne sono state diverse di prime volte importanti.


di sicuro la prima volta in tour: avevo 22 anni, suonavo con i good morning finch, avevamo un eccesso di passione

post-adolescenziale da smaltire e finivo i concerti con le mani insanguinate perché devastavo la chitarra.

facevamo chilometri per poi ritrovarci in posti assurdi con le locandine della nostra band.

quando ci andava bene trovavamo da dormire su un letto da dividere in quattro.

esperienze così creano legami indissolubili per tutta la vita con le persone con cui le vivi.


poi c’è stata la mostra del cinema di venezia. ci sono stato per la prima volta nel 2019 come compositore del cortometraggio

il nostro tempo. quando in sala è partita la prima scena con la mia musica mi tremavano le gambe dall’emozione anche se ero seduto.


poi, la prima volta che ho fatto il bagno al mare e ho superato la linea degli scogli con mio padre, avrò avuto sei anni, forse sette.
 

poi ci sono tutte le prime volte che non ricordo più e che forse sono più importanti di quelle che ricordo.

4. il fallimento più grande della tua vita: l'abc del fare

il fallimento più grande della mia vita sarebbe invecchiare (dentro intendo), cioè abbandonarsi alla comodità, smettere di essere curiosi verso l’ignoto, ancorarsi al pregiudizio e ritirarsi nella comfort zone.

finora per fortuna non è accaduto e lavoro ogni giorno perché non accada.

 

l’abc del fare è ascoltare, ballare, cercare.


5. nuove etimologie: la cultura, per te, è...

può suonare scontato, ma credo che la cultura sia soprattutto condivisione.

penso alla cultura come un grande contenitore pieno delle esperienze di tutti, come tante farfalline che svolazzano.

quando si è alla ricerca della sacralità della vita (in senso non strettamente religioso), del significato che gli altri danno alle cose e alla differenza tra il senso che danno loro e che diamo noi, quando non si ha paura di incrociare lo sguardo e le idee degli altri…ecco, in questi casi siamo immersi nella cultura, siamo dentro il contenitore e le farfalle ci
stanno svolazzando attorno senza neanche accorgercene.

 

è una cosa molto importante.

6. l'opera d'arte universale: qual è e perché

le persone sono l’opera d’arte universale.

 

la potenza espressiva di un volto, il suono di una voce, il colore della pelle, la forza di uno sguardo.

nessun disco o film o quadro può competere con l’espressione di un essere umano in carne e ossa.

in fondo tutta l’arte, intesa come disciplina, non è altro che una ricerca imitativa della passione umana.

con tutto ciò non intendo identificare univocamente il concetto di opera d’arte solo con le persone
“belle”, ma le includo proprio tutte. quelle che ammiro e anche quelle che mi fanno schifo. 

c’è tanta arte anche nello schifo, anzi a volte può essere sublime.

meglio così, in fondo è bello perché è sbagliato e crudele… però senza covid19 e con i concerti sarebbe meglio!

7. la domanda dei bambini: questo mondo, meglio così o meglio colà?

 

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